Centro MSNA Catania

Don Bosco Island. Ecco cosa succede alla Colonia don Bosco di Viale Kennedy 55 a Catania ne centro di primissima accoglienza per Minori Stranieri non accompagnati.

Avvio del laboratorio di estetica al CPA Colonia Don Bosco: una giovane estetista volontaria, proveniente dall'oratorio salesiano della Salette insegna alle ospiti del CPA le basi della nail art e della manicure. Un'occasione di scambio e integrazione. Le ragazze si cimentano nella manicure e per la giovane italiana un'opportunitá di conoscere altre culture.

Giovedì, 14 Aprile 2016 00:00

Presentazione

CPA  “Colonia Don Bosco” - Luogo di incontro

 

“Cosa farebbe Don Bosco, in Sicilia, oggi? Quali sarebbero i primi giovani da cui andrebbe?”

Da questa domanda è nata “Don Bosco Island”, un'ATS che mette insieme sette realtà del mondo Salesiano (l'Ispettoria Salesiana Sicula; le Figlie di Maria Ausiliatrice; l'SCS - Salesiani per il Sociale; le ong Vis e Vides; le associazioni Don Bosco 2000 e Metacometa) che hanno visto nella cura dei Giovani Migranti la risposta.

 

La Sicilia è per molti ragazzi, che arrivano con il bisogno di poter vivere a pieno la loro vita, la porta di entrata per l'Italia e l'Europa. Di fronte a questa richiesta Don Bosco Island si è organizzata per poter offrire un'accoglienza e un accompagnamento a questi giovani verso un'integrazione che tenga conto della loro formazione umana, spirituale e professionale.

 

Il Centro di Prima Accoglienza “Colonia Don Bosco”, è il luogo di inizio di questo percorso.

La struttura, in grado di ospitare 60 ragazzi, si trova a Catania in un'area, prossima alla spiaggia della Playa, che comprende una vasta pineta.

I ragazzi, che arrivano direttamente dagli sbarchi, vengono accolti da un'equipe multidisciplinare composta da educatori e mediatori linguistici (italiani, africani, asiatici, cristiani e musulmani) che garantisce assistenza legale, sanitaria e psicologica,

Vengono per tanto seguiti nel loro percorso per ottenere i documenti e ottenere la protezione internazionale, per accedere ai servizi sanitari, per progettare la propria vita, essendo riconosciuti come portatori di una storia unica e competenze specifiche, del desiderio di potersi realizzare per sé ed avere un posto nel paese che li accoglie.

All'interno del centro sono state pensate una cappellina e una piccola moschea per curare la vita spirituale dei ragazzi cristiani e musulmani, imparando a vivere in comunione e condivisione come fratelli e figli di un unico Dio, dello stesso Dio.

Per l'apprendimento della lingua italiana, tutti i pomeriggi  i ragazzi frequentano il corso di italiano per stranieri presso la scuola pubblica. Con grande soddisfazione da parte dei professori che li seguono e con i quali si è costruita nel tempo un'importante alleanza educativa.

Nella loro richiesta di formazione professionale viene proposta loro la cura delle attività di gestione del centro secondo uno stile di famiglia. Si occupano così della cura del verde, dell'orto, della cucina, della lavanderia, della pulizia di camere e spazi comuni, di fare il pane, di aiutare nella manutenzione, affiancando gli operatori dei diversi settori.

A questo vengono affiancati laboratori di cucito, di attività manuali e artistiche, di allenamento sportivo.

L'aspetto principale dell'integrazione viene promosso proprio grazie alla rete salesiana presente sul territorio con attività svolte negli oratori, dove i ragazzi del centro incontrano i loro coetanei, ma anche grazie ad attività di condivisione e di incontro organizzate con le scuole, con momenti di gioco, di studio e di scambio culturale che diventano un occasione di crescita non solo per i ragazzi ospitati nel centro, ma anche per gli studenti, costruendo già oggi la società multiculturale che ci attende nel prossimo futuro.

Gran parte delle attività si svolgono grazie al volontariato, all'associazionismo, a uomini e donne di buona volontà, dagli ex-allievi a persone della società civile che ci chiedono “cosa possiamo fare noi”?

Sono segno della Provvidenza che sentiamo essere presente ogni giorno nelle grandi e piccole necessità.

Da parte dei ragazzi c'è la piena percezione di fare parte di una grande realtà, tanto che qualcuno di loro ha coniato il termine di “Don Bosco Family”, inizialmente rimanendo stupito che “Don Bosco” non fosse solo il nostro centro, e successivamente chiedendo nei posti dove andiamo se anche lì è “Don Bosco”. Senza contare i numerosi ritratti di Don Bosco fatti da chi, tra di loro, ha abilità artistiche.

Il percorso dei ragazzi continuerà. Qualcuno decide di proseguire il proprio viaggio verso altri Paesi; qualcun altro, diventato maggiorenne, continuerà in centro SRAR per adulti; altri passeranno in comunità di seconda accoglienza dove potranno concretizzare il loro progetto di vita.

Qualcuno di loro resterà nella “Don Bosco Family”, grazie anche all'aiuto dell'SCS che mette in rete le comunità di accoglienza salesiane in tutta Italia.

Per tutti, per noi e per loro, rimane l'esserci incontrati, l'esserci conosciuti, l'avere condiviso un tratto di strada insieme. Insieme crescendo, arricchendoci vicendevolmente nell'ascolto e nella condivisione delle nostre differenze.

Al momento del saluto, mentre li vediamo andare avanti, nel nostro cuore, insieme ai ricordi e alle emozioni dei momenti passati insieme, scende come una consolazione la voce di Don Bosco che ci rassicura: “Basta che un giovane entri in una Casa Salesiana perché la Santissima Vergine lo prenda subito sotto la sua protezione”.

 Francesco Lotta

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