Il racconto del fotoreporter Mario Noto che ha documentato la nostra missione in Senegal

Mario Noto è un fotografo freelance siciliano, appassionato di fotografia sociale. Ritrae spesso soggetti al margine, interagendo con loro, documentandoli nella loro sfera sociale ed emotiva. Mostra l’essenza dell’esistenza umana, quella della vulnerabilità sociale, quella dei vinti, con uno stile ruvido e diretto. Questo è il racconto di una giornata di viaggio in Senegal: un giorno che descrive tutta l'emozione di un viaggio. 

Non dimenticherò mai il 7 Settembre 2017

Ci troviamo a Wassadou, un piccolo villaggio nei dintorni del fiume Gambia.

Qua la vegetazione è rigogliosissima, si stenta a credere di come in un territorio così fertile ci sia tanta povertà tra la gente.

Con la troupe di Rai News si decide di andare a svolgere un sopralluogo nel villaggio per raccogliere testimonianze di come si vivesse da quelle parti.

Con il fidato autista - guida Sebou ci inoltriamo nel villaggio, la gente ci guarda incuriosita, molti scappano, molti si coprono il viso rannicchiandosi sulle ginocchia, si intuisce che forse siamo ospiti sgraditi a loro, forse per causa della telecamera, forse per riservatezza.

Proseguiamo per Wassadou, un piccolo villaggio diviso da una strada asfaltata di recente.       

Per la strada un uomo toglie le interiora a una pecora appena macellata appesa in un vicolo di una stradina,

dei bambini giocano con dei bidoni di plastica allacciati con un filo facendoli trascinare, ci sono delle bancarelle che vendono verdure e aromi, un uomo davanti il suo negozietto imbraccia dei pannelli fotovoltaici. Un forte paradosso. Qua non c’è corrente elettrica, viene erogata a face orarie.

Angela (la giornalista di Rai News), con il suo ottimo francese dialoga tra la gente raccogliendo testimonianze e attorno a noi si forma una piccola folla di persone incuriosita da quello che sta accadendo. 

Improvvisamente un uomo con una maglietta arancione chiede di essere intervistato.

Si chiama Du Dù, un uomo sui 30 anni che dichiara che lui ha un appezzamento di terreno e sarebbe disposto ad aderire il progetto che l’Ass. Don Bosco 2000 ha in mente di svolgere, ovvero dei corsi formativi utili alla creazione aziende locali, sfruttando le risorse del territorio.

Angela lo invita a voler salire sul mezzo per raggiungere Agostino (il Presidente dell’Ass. Don Bosco 2000), per chiedere delucidazioni e dopo che i due si presentano si siedono in un tavolo e sorseggiando una Coca Cola (provvidenziale per il forte caldo), si decide di effettuare un sopralluogo nel campo di Du Dù.

Saliamo tutti sul pullmino e ci rechiamo nel luogo.

Ad un certo punto la strada asfaltata finisce e si prosegue per una strada sterrata fatta di buche ed enormi pozzanghere.

Nel percorso si vedono tanti contadini che coltivano i campi, bambini piccolissimi che impugnano macheti più grandi della loro statura. Qua la vita è dura per tutti, nessuno ti offre niente e devi lavorare sodo per avere qualcosa.

Scendiamo dal pullman e Du Dù ci invita a visitare il campo.

Vedo un uomo e un bambino che arano la terra con un aratro rudimentale trainato da un asinello, un pastore fugge appena ci vede arrivare, la terra è arida, come polvere, un enorme paradosso per il territorio che offre il Senegal.

L’acqua per irrigare si trova in un pozzo riempito con acqua piovana e mancano gli strumenti necessari per poter svolgere una basilare attività agricola.

Per la strada passano due anziane donne che vedendoci inscenano una fragorosa risata.

 

Effettuato il sopralluogo e risaliti sul pullman per fare ritorno al nostro alloggio sfortunatamente passiamo su una enorme pozzanghera e sfortuna vuole che non si tratta di una semplice pozzanghera ma di un banco di fango.

RIMANIAMO IMPANTANATI.

Scendiamo tutti dal pullman, credendo che spingendo da dietro possiamo far uscire dal fango il pullman, nulla da fare, più la ruota gira nel fango e più scende di livello, mettendo ulteriormente a rischio il mezzo ormai compromesso.

Vicino a noi ci sono 2 contadine e dei bambini, uno di loro scappa verso il sentiero.

Passano pochi minuti e siamo accerchiati da tutto il villaggio, Seny, il mediatore dell’Ass. Don Bosco 2000, mi chiama e impugnando un machete mi invita a venire con lui per tagliare della legna da mettere sotto le ruote.

“Siamo nella merda” mi dice urlando, “Sbrighiamoci a tagliare e raccogliere la legna, il pullman sta sprofondando”.

Facciamo una catasta di rami e li portiamo dove c’è il pullman.

Con grande stupore ci accorgiamo che tutto il villaggio sta collaborando a liberare le ruote sommerse dal fango, un uomo scava con le mani, due bambini sotto il mezzo per liberarlo da ulteriore fango, esce un serpente, una donna lo uccide a colpi di corteccia di palma.

Il caldo si fa insopportabile, siamo al centro dell’attenzione di tutti gli abitanti del villaggio, tutti cercano di fare qualcosa per liberarci, quasi tutti i bambini raccolgono cortecce e li mettono sotto il pullman, ma tutto è invano, il pullman non esce dal fango.

Comincia a prevalere il senso di rassegnazione, Seny telefona a tutti i contatti che ha nel suo telefono per trovare una soluzione, il sole è allo zenith raggiungendo temperature elevatissime.

Da quello che sta accadendo si percepiscono i  valori ormai distrutti dalla nostra società civilizzata e capitalista, l’uguaglianza, l’aiutare il prossimo, la solidarietà.

Penso alla nostra gente, vittima dell’ informazione distorta che trasmettono i media, della strumentalizzazione politica a discapito di questa gente, dall’odio senza fondamento scaturito dalla gente contro di loro, prevalentemente per scopi elettorali.

Eppure questa gente ci sta aiutando sprecando tutte le loro energie con una temperatura di quasi 40 gradi e un tasso dell’80 % di umidità, con un unico scopo, farci uscire da quel posto.

Seny trova una persona che ha un trattore, ma ci vogliono almeno 3 ore prima che arrivi, quindi abbandonata ogni iniziativa aspettiamo.

Io mi dirigo verso un campo per trovare un po’ d’ombra sotto qualche albero, le spalle ardono miste al sudore e la polvere appiccicata nel corpo. Non è certamente una bella sensazione.

La sete diventa fortissima e la stanchezza comincia a prevalere. C’è una contadina che impacciata vedendomi arrivare strappa l’erba con le mani e dopo che arriva qualcun altro della compagnia lei si mette a suo agio continuando a strappare erba a mani nude e inchinata in una scomoda posizione che fa pressione sulla schiena.

Arriva anche Seny e dopo che i due parlano la donna impugna un machete e dirigendosi verso un pezzo di legno taglia dei frutti simili a noci di cocco e ce le porge a tutti i presenti.

 

Ci ha salvato dalla sete, quei frutti avevano acqua e una polpa simile alla noce di cocco. E’ stato un sollievo.

Da lontano intanto vedo un gruppo di bambini che giocano con il resto del gruppo, cantando canzoni e improvvisando girotondi, creando una piacevole atmosfera.

Loro sono felici, Noi siamo felici e consapevoli che quell’ esperienza ci ha fatto crescere e dobbiamo farne tesoro.

Ogni rumore che assomigliasse a un trattore ci alziamo per andargli incontro, ma niente da fare, non arriva ancora.

Decidiamo di andare a raggiungere il gruppo, ringraziamo la contadina e ci dirigiamo nel pullmino.

Passo in mezzo i bambini che giocano con il resto del gruppo e improvvisamente vedo passare davanti a me una bambina albina.

E’ totalmente con la pelle bianca, ha delle escoriazioni in tutto il corpo e ha un occhio chiuso.

Ci guardiamo per qualche secondo, lei mi guarda fisso, poi si volta e continua a giocare. Parlo con Angela (la giornalista) spiegandomi che la sua patologia non comporta l’esposizione ai raggi solari. Se lo fa potrebbe rimanere cieca.

La guardo da lontano, è perfettamente integrata con i bambini che giocano con lei.

Finalmente arriva il trattore. A guidarlo è un bambino di 12 anni, fiero di pilotare l’imponente mezzo.

Tutti si adoperano a collegare i cavi nel paraurti del nostro mezzo di trasporto, il trattore ingrana la marcia a tutto gas e sradica il paraurti spezzandolo in due.

Cala una sensazione di sconforto, di impotenza, Sebou il nostro autista si fa prendere dallo sconforto e si siede per terra.

Per fortuna il pullman ha un gancio di riserva sotto il motore. Un bambino scende nel fossato e lega il cavo aiutato da altre persone, i bambini che prima giocavano adesso osservano, la bambina albina è seduta in prima fila, immobile, qualcuno li fa allontanare perché potrebbe essere pericoloso stare là.

Al secondo tentativo tutto è pronto, il ragazzo che guida il trattore accelera a tutto gas, si solleva in aria una nube di fumo nero mista a polvere rossa, stacca la frizione e il pullman esce dal fossato.

Esplode un applauso generale da ambedue le parti, ma mentre tutti gioiscono, il trattore si è impantanato.

Uno stupido scherzo del destino, il nostro salvatore è diventato una vittima, la vita è proprio strana, per salvare noi ha pagato lui.

Presi dallo sconforto cerchiamo di aiutare loro, ma stavolta è più complicato, il trattore pesa diverse tonnellate, ci vuole un mezzo più pesante per farlo uscire.

Offriamo la nostra disponibilità, ma ci dicono di andare, non c’è nulla da fare, noi insistiamo, ma ci invitano a proseguire per la nostra strada, d’altronde la loro missione è stata compiuta ci dicono.

Facciamo una colletta per dare a questa gente un po’ di soldi. Se lo meritano, ci hanno salvato dandoci contemporaneamente una lezione di vita. Loro accettano il denaro, ma ci invitano di andare con un triste sorriso.

 

Saliti sul pullman, distrutti dalla stanchezza, sporchi, affamati e con le spalle che ardono ci dirigiamo nel nostro alloggio, ricchi di questa esperienza, ma contemporaneamente sconfitti perchè non siamo riusciti a salvare chi prima ha salvato noi.

Pensavo che sarebbe stato bello se avessimo fatto uscire quel trattore dal fango, avremo reso la nostra riconoscenza per quello che hanno fatto loro a noi, ma purtroppo non è andata così.

                                                                                                                                                                                      

 

 

 

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