Il Senegal negli occhi dei ragazzi

Il racconto di Francesco, psicologo nel centro MSNA di Catania

In Senegal ci sono già stato. Decine di volte. Nei racconti dei ragazzi, dei minori che incontriamo ogni giorno, arrivati e accogliamo come fratelli. Con i loro occhi ho visto come si vive in Senegal, i problemi che un ragazzo può incontrare nella vita di tutti i giorni, i desideri che spingono a partire; la speranza che nasce in chi sente che la vita non può essere tutta lì. Poi un giorno sono arrivato; siamo arrivati insieme a chi costruisce nel presente di questi ragazzi la base del futuro. Vedi e senti. Gli occhi si riempiono di colori, il verde su tutti, il bruno delle strade, della polvere, della ruggine, dei camion, l'animosità delle vie. Le orecchie piene del vociare, delle grida dei giochi dei bambini. Respiro gli odori, gusto i sapori, ci immergiamo nel tempo, nei tempi di un popolo. Ti piace e forse te ne innamori. E allora ti chiedi Perché. perché nascere in una terra così bella e ricca non basta. Perché occorre rischiare la vita. E il pensiero va a chi, figlio di questa terra, non ce l'ha fatta. Perché occorre crescere lontano dalle te radici, dai tuoi cari, dal tuo Tutto. Perché. Le risposte possono essere tante eppure nessuna sembra sufficiente. La risposta più vera, più energica nasce dalle forze più vive di questo paese, da chi ha deciso di rimanere, di crederci, di non rinunciare alla bellezza che vede, al proprio Tutto. Questi giovani possono essere il faro di questa terra, di chi è incerto del proprio futuro, di chi in fondo all'anima non vede l'ora di ritornare.

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