La stucchevole querelle sugli eritrei

di Agostino Sella, presidente dell'Associazione Don Bosco 2000.

Questa querelle sui 50 eritrei che si sono allontanati da Rocca di Papa è stucchevole.
Lo è sopratutto perché la alimenta il Ministro degli Interni di uno dei più importanti del mondo che dovrebbe conoscere a menadito le questioni del suo ministero.
Invece il ministro non perde occasione per aizzare poveri contro poveri semplificando un problema complesso, ironizzando su ”scheletrini che fuggono dalla guerra e dalla fame”.
Salvini dovrebbe sapere che la quasi totalità degli Eritrei che dal 2011 approda nelle coste italiane non vuole rimanere nel nostro paese ma vuole raggiungere l’Inguilterra, la Svezia, o altri paesi del nord Europa in cui il numero di rifugiati in percentuale è molto più alto di quelli italiano.
L’Eritrea è uno dei paesi più poveri e militarizzati del mondo, con uno dei regimi più oppressivi che esistano. Il suo presidente si chiama Isaias Afewerki. È al potere da oltre 25 anni e noi italiani lo abbiamo aiutato - e continuiamo ad aiutarlo - in tanti modi (vedere le sue visite in Italia ospite di italiani illustri) e alcune operazioni poco chiare sul traffico di armi. A 16 anni in Eritrea è obbligatorio arruolarsi nell’esercito a tempo indeterminato con uno stipendio medio di 10 euro al mese senza possibilità di uscirne a pena di morte e tortura. Per sperare di avere un passaporto un qualsiasi cittadino deve arrivare a 60 anni in un paese in cui l’età media è di 64 anni. L’Eritrea è la Corea del Nord africana. L'opposizione non c’è. Le carceri sono piene di chi protesta contro il regime. Esistono i campi di prigionia per dissidenti e giornalisti. 
Dall’Eritrea scappano mediamente 4000 persone al mese. La quasi totalità di chi è arrivato negli ultimi anni sulle nostre coste ha sempre considerato l’Italia una terra di passaggio. Anche i minori, nella quasi totalità, abbandonano prematuramente i centri di primissima accoglienza e - prima di essere sentiti dalle commissioni territoriali - cercano di raggiungere gli altri paesi europei, Inghilterra e Svezia in primis. Ne sono testimone in prima persona. I ragazzi nella foto sono piccoli eritrei che abbiamo accolto e conosciuto. È stato impossibile trattenerli. Sono arrivati dopo mesi terribili in Libia, ridotti - come dice il Ministro - in scheletrini. Sono tutti scappati. Se venivano sentiti dalle commissioni territoriali avrebbero avuto grosse difficoltà a ottenere lo status di rifugiato negli altri paesi europei in cui erano diretti per via della convenzione di Dublino e quindi fuggono. 
Perché scappano? Perché ognuno di loro ha un parente - che ha lasciato già anni addietro l’Eritrea - che vive integrato nelle comunità del nord Europa.
Se sulla Diciotti avremmo avuto maliani, senegalesi o guineani, sarebbero tutti ancora a Rocca di Papa.
Ma in Italia in questo tempo l’ignoranza trionfa anche nei ministeri.
Il ministro degli Interni, piuttosto che analizzare la complessa situazione ed agire di conseguenza, gioca con la vita delle persone a colpi di post e tweet, semplifica la vicenda, la traduce con slogan populisti e migliaia di caproni, piuttosto che approfondire la questione, vanno a testa in giù il ministro e condividono i suoi post arricchendoli di frasi che sono il trionfo del populismo becero che rischia di riportarci al fascismo.
C’è chi parla di “scheletrini” trasformati in pericolosi terroristi, c’è chi condivide scrivendo “vergogna alla Chiesa” che li ha accolti.
Sui social se ne leggono e sentono di tutti i colori.
Il ministro, piuttosto, smetta stare sui social - pubblicando selfie un’ora si è l’altra pure - e vada ad occupare le aule di Bruxelles. Solo una seria revisione del trattato di Dublino metterebbe l’Italia in condizioni di esser aiutata dall’Europa. Se deve alzare la voce lo faccia nelle sedi parlamentari e non con gli “scheletrini” eritrei. 
Quella è la madre di tutte le battaglie: la revisione del trattato di Dublino che prevede che la richiesta di asilo debba essere fatta nel paese di primo sbarco. 
Altrimenti sorge il dubbio che il Ministro voglia tenere questo stato della cose quanto più a lungo possibile. Tanto in termini elettorali gli giova. I caproni tricolori che lo seguono sono sempre di più.

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