"Dalla parte del Papa e di chi soffre": l'intervista a Cinzia Vella, direttore generale di Don Bosco 2000

Sempre dalla parte di chi soffre, con i progetti di accoglienza in Sicilia e con i progetti di sviluppo in Senegal. “Per Don Bosco il Papa rappresentava l’amore e l’obbedienza per la Chiesa e noi salesiani ereditiamo da lui questa devozione. Papa Francesco per tutti noi è una guida spirituale, morale e sociale in tutto quello che facciamo”. Esordisce così Cinzia Vella, direttore generale dell’associazione Don Bosco 2000 che opera in Sicilia ed in Africa attraverso progetti di accoglienza ed integrazione.
Cosa significa per voi che accogliete migranti la presenza del Papa a Piazza Armerina.
Significa confermare e rivitalizzare la nostra “mission”. E’ chiara l’esortazione di Papa Francesco nella lettera indirizzata ai giovani in occasione del bicentenario della nascita di Don Bosco in cui ci dice di “non stare a guardare, ma a porsi in prima linea per offrire ai giovani una esperienza educativa integrale…animati dalla preoccupazione preventiva ed inclusiva, specialmente per i ragazzi dei ceti popolari e delle fasce marginali della società…aprirsi verso nuove frontiere educative e missionarie…percorrendo le vie dell’educazione interculturale presso popoli di religione diverse, o di Paesi in via di sviluppo, o di luoghi segnati dalla migrazione.”
Chi accoglie migranti oggi in Italia è visto quasi come un criminale, come se accogliere
migranti significasse essere contro gli italiani. Papa Francesco ha sempre detto che il ruolo della Chiesa è quello di accogliere tutti. Noi accogliamo per missione e vocazione. Lo facciamo dal 2011 quanto ancora non lo faceva nessuno. In questi tempi in cui tutti – compresa l’attuale politica nazionalista – ci danno addosso avere dalla nostra parte il Papa ci dà la forza di andare avanti.
Oggi un migrante da voi accolto sarà sul palco con Papa Francesco. Di chi si tratta?
Si tratta di D-Camara, un giovane gambiano, arrivato col barcone e diventato animatore salesiano, che è stato a Roma, ad agosto, per il Sinodo dei giovani e che quando vede il papa si emoziona con le lacrime. Per questi ragazzi Francesco è un idolo che rappresenta il volto di Dio anche se molti di loro sono di religione mussulmana.
Don Bosco 2000 da un paio di anni ha impiantato anche attività in Africa?
Siamo in Senegal nella zona di Tambacunda, un’area vicino al Mali caratterizzata da estrema povertà, in cui si vive in villaggi di paglia con grande scarsità di acqua ed alimenti. E’ un’area da cui partono moltissimi migranti verso l’Europa. Abbiamo aperto una sede e un paio di migranti che sono stati accolti da noi nel 2011 sono tornati per realizzare agricoltura sostenibile nei loro villaggi. Adesso il prossimo mese andremo in Gambia con altri due migranti di ritorno, Lamin e Siaka, per realizzare la stessa cosa. Il nostro obiettivo è quello di frenare per quanto possibile la migrazione irregolare attraverso progetti di sviluppo in loco.
Quindi ci sono dei migranti che tornano in Africa.
Certo. Molti sono venuti in Europa per lavorare ed aiutare le loro famiglie in Africa. Se gli diamo la possibilità di lavorare nei loro territori di origine sono ben contenti di farlo. Stiamo sperimentando progetti di migrazione circolare. I nostri ragazzi migranti tornano ciclicamente nel loro paese per implementare lo sviluppo delle comunità di origine aiutati dai nostri operatori italiani che li accompagnano. Andare in Africa per noi europei cresciuti nella bambagia è una esperienza molto arricchente. Si capisce il vero senso della vita e ci si rende conto della fortuna che abbiamo avuto a nascere nel nord mondo.

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