Tuesday, 09 August 2022 07:45

LA COOPERAZIONE CIRCOLARE: TROPPI MOTIVI PER PARTIRE, NUOVI STRUMENTI PER TORNARE

LA COOPERAZIONE CIRCOLARE: TROPPI MOTIVI PER PARTIRE, NUOVI STRUMENTI PER TORNARE

 

 

Il tema delle migrazioni accende il dibattito pubblico da decenni. Le cause che spingono le persone a lasciare il proprio Paese sono le più disparate, e discusse tanto a livello giornalistico quanto accademico. Tra i fattori di spinta (c.d. push factors) si possono annoverare sconvolgimenti ambientali, violenze o conflitti, differenze di reddito tra le diverse aree del pianeta che spingono singoli o interi nuclei familiari a cercare migliori condizioni di vita altrove.

 

Il caso del Senegal, Stato dell’Africa occidentale fortemente colpito dal fenomeno dell’emigrazione irregolare, è esemplare. I principali fattori di spinta negli anni ’80 e ’90 sono stati la crisi del settore agricolo, il fallimento delle politiche di aggiustamento strutturale, la svalutazione del franco CFA e la progressiva desertificazione delle regioni settentrionali. L’ultima fase migratoria, iniziata nel 2000, è caratterizzata da un numero crescente di persone che desiderano lasciare il Paese di origine, nonostante maggiori difficoltà di accesso e di soggiorno in Europa. A partire dagli anni 2000 si registra una mutazione sotto il profilo dei candidati. Accanto ai pescatori e i giovani disoccupati, cresce il numero di professionisti con alte qualifiche professionali e cresce anche il numero di donne migranti, che non si spostano più per ricongiungimenti familiari ma, istruite e nubili, vanno alla ricerca di salari adeguati alle loro professionalità.[1]

Secondo i dati raccolti in occasione degli ultimi censimenti diffusi nel 2022[2], la popolazione residente in Senegal conta 17.316.449 persone, con un’età media di 17,9 anni, e si caratterizza per la sua giovinezza, secondo quanto riportato nell’anno corrente dal report sullo sviluppo umano delle nazioni Unite. Una percentuale di giovani che potrebbe costituire un altissimo potenziale per lo sviluppo del Senegal, ma che si confronta con una serie di criticità che le impediscono di integrarsi nel mercato del lavoro. Basti considerare che la fascia della popolazione di età compresa tra i 15 e 35 anni detiene un elevato tasso di disoccupazione e il 90 % dei giovani aventi un impiego appartengono al settore informale, spesso precario e privo di protezione sociale. La mancanza di opportunità lavorative possono essere rinvenute in due fattori principali: un’economia strutturalmente vulnerabile (scarsa produttività, competitività, assenza di infrastrutture, limitato accesso ai fattori di produzione, vulnerabilità del settore agricolo, difficoltà di accesso alla proprietà terriera, difficoltà di accesso ai servizi di assistenza tecnica e finanziaria); l’inadeguatezza della qualità della formazione dei giovani rapportata al bisogno di manodopera qualificata espresso dalle imprese. L’istruzione è un altro settore particolarmente debole e caratterizzato da discriminazione di genere (l’accesso all’educazione rimane appannaggio maschile), nonché da mancanza cronica di strutture e personale adeguate e permanenti a livelli differenti.[3]

In riferimento alla realtà italiana, la comunità senegalese rappresenta la maggiore comunità dell’Africa subsahariana presente, caratterizzata da una migrazione motivata fondamentalmente da ragioni economiche e di lavoro.[4] Si tratta di una vera “diaspora” – sono 93.354 i senegalesi regolarmente soggiornanti in Italia al 1°gennaio 2021 – non esente da fenomeni di ritorno, sia esso temporaneo o definitivo.

Quello che occorre ricordare, infatti, è che gran parte di coloro che decidono di partire nutrono in fondo il più naturale desiderio di ritornare.

 

È alla base di questa predisposizione che si fonda il concetto di cooperazione circolare, ossia l’idea di trasferire competenze e capitali verso gli stati di origine, promuovendo il loro sviluppo e rispondendo al contempo alle esigenze del mercato del lavoro del paese ospitante. Pertanto, la cooperazione circolare si concentra sull’idea del “viaggio di andata e ritorno” del cooperante UE e del migrante cooperante come risposta alla fluidità del mercato del lavoro globale: si tratta di un fenomeno nuovo che potrebbe presentare caratteristiche distintive di sicuro interesse e che sta cominciando ad occupare un posto di rilievo nelle politiche migratorie. I migranti circolari avrebbero così la possibilità di acquisire nuove capacità da spendere una volta tornati nel proprio Paese. La circolarità fornirebbe ai migranti gli strumenti per diventare agenti di sviluppo nel proprio paese d’origine, rivisitando così l’obsoleto concetto di cooperazione Nord-Sud a favore di una nuova prospettiva di transnazionalità e di presenza simultanea del migrante nel paese d’integrazione e di origine.

Si tratta, in pratica, di puntare su partnership efficienti che riescano a guardare da vicino ai problemi aperti, consapevoli che i flussi migratori sono inarrestabili, che viviamo un mutamento antropologico di vasta portata che però può essere gestito con interventi che rispondano ai bisogni senza attentare la vita e la dignità umana.

 

In tale ottica, l’Associazione Don Bosco 2000 ha elaborato un approccio alla cooperazione allo sviluppo in cui i protagonisti sono beneficiari dei progetti di accoglienza dell’Associazione stessa. Il progetto è nato nella regione senegalese di Tambacounda, nel cuore della savana, quando, nel 2016, Seny Diallo ritorna a Wassadou, nel suo villaggio di origine, e attraverso la sua mediazione si instaura una collaborazione con le istituzioni locali per creare start-up agricole. Progetti poi riprodotti anche in Gambia e Mali.

Inoltre, la costruzione di una sede principale in Senegal ha permesso di interagire con la comunità locale e ha dato vita a momenti di condivisione di bisogni e problemi che è stato possibile coprire nel corso degli anni. Tra i temi più frequenti sono emersi l’educazione dei bambini, l’alto tasso di disoccupazione e l’emancipazione femminile.

 

 

[1] Fonte: www.africarivista.it

[2] Fonte: population.un.org

[3] Fonte: R. La Cara, A. Sella, “La cooperazione circolare. Dal progetto pilota al modello teorico”, Roma, 2022.

[4] Fonte: “Rapporto annuale sulla presenza dei migranti 2021” del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2021.