Accuse dell'UNHCR all'Italia per la partecipazione al rimpatrio di 108 migranti in LIbia

Nonostante sia stato ufficialmente riconosciuto dalle istituzioni europee e dall'UNHCR che la Libia non può essere considerata un porto sicuro, in queste ultime ore il rimorchiatore italiano Asso 28, che opera a supporto delle piattaforme petrolifere nel Mediterraneo, ha riportato in Libia 108 persone recuperate a bordo di un gommone in difficoltà. Gravi le accuse dell'Unhcr: "la Libia non è un porto sicuro e questo atto potrebbe comportare una violazione del diritto internazionale". Anche se la Guardia Costiera Italiana non ha coordinato le operazioni, che sono state guidate dalla Guardia costiera libica, sembra restare di fatto la partecipazione dell'Italia all'oeprazione. “Non sappiamo ancora se questa operazione avviene su indicazione della Guardia Costiera italiana – ha dichiarato Fratoianni, deputato di LeU (Liberi e Uguali) al momento a bordo della nave della ong Proactiva Open Arms – ma se così fosse si tratterebbe di un precedente gravissimo, un vero e proprio respingimento collettivo di cui l’Italia ed il comandante della nave risponderanno davanti ad un tribunale. Il diritto internazionale prevede che le persone salvate in mare debbano essere portate in un porto sicuro e quelli libici, nonostante la mistificazione della realtà da parte del governo italiano, non possono essere considerati tali”. Resta il fatto che 108 persone su un gommone sono state riportate nel porto di Tripoli, nonostante le indicazione sulla pericolosità della Libia. 

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