Dopo il Senegal arriva in Gambia il progetto di formazione al lavoro

Si consolida e si amplia il progetto di cooperazione allo sviluppo dell’Associazione Don Bosco 2000 in Africa. E’ appena rientrata in Sicilia la delegazione con a capo il presidente Agostino Sella, dopo un lungo viaggio tra il Senegal e il Gambia, paesi di origine di tanti giovani migranti ospiti nei centri di accoglienza che l’associazione gestisce in Sicilia dal 2011. Avviato inizialmente in Senegal, il progetto si sposta ora in Gambia per replicare un’esperienza che ha già creato lavoro e soprattutto cibo per le famiglie dei villaggi, cercando così di fermare la migrazione forzata. Questa undicesima missione è stata seguita ancora una volta da una troupe della redazione di Rainews24, con la giornalista Angela Caponnetto e il videoreporter Andrea Vaccarella, che ogni giorno hanno documentato in diretta le tappe del viaggio. Il progetto della cooperazione allo sviluppo è nato proprio dal cuore dell’associazione tra i centri di Piazza Armerina ed Aidone, grazie all’esperienza acquisita con i cosiddetti migranti circolari. Si tratta di giovani che dopo essere stati accolti hanno svolto un percorso di accoglienza ed integrazione ed una volta regolarizzata la loro situazione legale, hanno manifestato l’interesse di aiutare il progetto dell’associazione nei paesi di provenienza. “Abbiamo visto tanti progetti di cooperazione allo sviluppo in Africa fallire per la mancanza di una conoscenza approfondita delle vere esigenze del popolo africano – dichiara Agostino Sella – Grazie all’impegno dei migranti circolari abbiamo la possibilità di lavorare in modo efficace in Africa perché possiamo contare sui ragazzi africani che abbiamo accolto e che abbiamo formato”. Due sono le attività che si stanno svolgendo in Africa in questo momento: da una lato si lavora per la sensibilizzazione dei giovani sul tema dei rischi del viaggio verso l’Europa, visto che molti potenziali migranti non sono adeguatamente informati sulla reale pericolosità del viaggio nel deserto, delle violenze in Libia e dei rischi della traversata del Mediterraneo. Dall’altro lato si lavora alla creazione di start-up agricole, per dare opportunità di lavoro nei villaggi senegalesi, in particolare, nella regione di Tambacounda, nel cuore del Senegal. E’ da lì che provengono molti giovani che intraprendono il viaggio durissimo verso l’Europa, per sfuggire alla fame e alla povertà estrema. Ed è da lì che è partito Seny Diallo, il primo migrante circolare, arrivato in Sicilia nel 2014, poi diventato un mediatore dell’Associazione Don Bosco 2000, e ora punto di forza del progetto in Senegal. “E’ più facile parlare con i senegalesi del villaggio da cui sono partito. Conosco il territorio e in Sicilia ho imparato tanto, anche su settore agricolo. Ora abbiamo portato le attrezzature per creare gli orti e garantire l’irrigazione tutto l’anno – dichiara Seny Diallo – così si può coltivare la terra non solo nei 4 mesi della stagione delle piogge”. Il progetto ha infatti previsto l’acquisto e l’istallazione di pannelli solari collegati ai pozzi che sono stati realizzati per garantire l’irrigazione. Già avviati due orti in Senegal nei villaggi di Wassadou e Netteboulou. In allestimento il terzo orto in Senegal, in attesa di avviare il primo progetto anche in Gambia. Sono già 5 i migranti circolari, che viaggiano tra la Sicilia e il loro paese d’origine per continuare ad acquisire competenze in Sicilia ed esportarle poi “a casa loro”.

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